Con Sclerosi Multipla e fatica, una giornata non si organizza bene contando soltanto quante attività si riescono a fare. È utile osservare anche quanto costa prepararsi, cambiare posizione e riprendere dopo una pausa. Un diario di sette giorni può rendere visibili questi passaggi e aiutare a parlarne con i professionisti. Non misura l’andamento della malattia e non prescrive il riposo: serve a riconoscere dove una diversa organizzazione, un appoggio o una regolazione elettrica potrebbero rendere la routine meno impegnativa.
In breve
Nella Sclerosi Multipla la fatica può variare durante la giornata e riguardare anche piccoli passaggi, come raggiungere la pulsantiera o sistemare un appoggio. Il diario di sette giorni aiuta a collegare attività desiderate, pause e difficoltà osservate, senza misurare clinicamente il sintomo. Le regolazioni elettriche possono rendere meno impegnativi alcuni cambi di posizione, ma non trattano la fatica: il riferimento resta l’esperienza della persona e il percorso concordato.
Sclerosi Multipla e fatica: perché partire dalla giornata reale
AISM descrive la fatica come un’esperienza fisica o mentale che può essere sproporzionata all’attività e non visibile dall’esterno. Anche l’orario cambia: non tutte le persone stanno meglio al mattino o peggio alla sera. Attribuire automaticamente il problema a pigrizia o scarso impegno porta quindi fuori strada. [1]
Per una famiglia, questo significa evitare di giudicare tutta la settimana dalla dimostrazione riuscita una volta: «ieri riusciva ad alzarsi» non descrive necessariamente ciò che succede oggi. È più utile chiedere quali passaggi richiedono aiuto, in quale momento e con quale conseguenza sulle attività successive.
L’obiettivo del diario non è fare di più a ogni costo. Potrebbe essere riuscire a telefonare a un’amica senza aver esaurito le energie per sistemarsi, oppure interrompere la lettura e riprendere quando lo si desidera. La domanda diventa: quale parte della routine vorrei rendere meno faticosa?
Sette giorni di osservazione, non sette giorni di esercizi
La guida AISM “Che fatica!” propone di registrare attività, orario, fatica percepita e commenti per comprendere meglio il sintomo. [2] La scheda qui sotto restringe l’osservazione ai cambi di posizione e alle pause: è un’elaborazione editoriale Sollevita, non un questionario diagnostico e non una riproduzione di una scala validata.
Scegli una settimana abbastanza rappresentativa, senza aspettare quella perfetta. Registra pochi episodi significativi, invece di trasformare ogni gesto in un compito da annotare. Puoi scrivere, dettare una nota o chiedere a un familiare di riportare le tue parole.
Non cambiare farmaci, esercizi o indicazioni assistenziali per rendere confrontabili i giorni. Se una giornata è diversa dal solito, segnalalo nel diario: una visita, un impegno fuori casa o una notte poco riposante aiutano a descrivere il contesto, senza attribuire autonomamente una causa al sintomo.
La raccolta deve restare leggera. Se compilare diventa un ulteriore sforzo, basta una frase: «volevo riposare, ma ho avuto bisogno di aiuto per sistemare gambe e comando». È già più informativa di un generico “giornata difficile”.
Il riepilogo settimanale
Usa una riga al giorno per l’episodio che vuoi ricordare. Per gli altri episodi puoi aggiungere una nota libera con gli stessi campi.
| Giorno e orario | Attività o cambio di posizione | Fatica percepita e aiuto necessario | Pausa scelta e osservazione successiva |
|---|---|---|---|
| 1 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 2 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 3 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 4 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 5 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 6 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
| 7 · ______ | __________________ | __________________ | __________________ |
Usa parole che riconosci: “gestibile”, “impegnativa”, “mi sono fermato”. Non serve assegnare un voto. Nell’ultima colonna annota che cosa hai potuto fare dopo, oppure se la pausa non ha cambiato la situazione. Una mancata differenza è un’informazione utile, non un risultato sbagliato.
Quanto impegno richiede prepararsi e cambiare posizione
Leggere può essere piacevole, mentre sistemarsi per leggere richiede più tentativi. Oppure il riposo è confortevole, ma il ritorno alla seduta richiede aiuto per recuperare il telecomando. Separare attività e preparazione permette di capire quale difficoltà stai davvero cercando di affrontare.
Nel diario puoi distinguere tre momenti: raggiungere la posizione, rimanerci e uscirne. Scrivi quando intervengono le braccia, quando è necessario chiamare qualcuno e se la persona riesce a comandare il ritorno. Non si tratta di cronometrare la prestazione: contano i passaggi che interrompono il controllo personale della situazione.
Una poltrona con regolazioni elettriche può muovere schienale e poggiapiedi senza richiedere alla persona di azionare una leva o sollevare manualmente l’appoggio. Non significa però che possa riposizionare da sola un bacino scivolato in avanti o compensare qualsiasi difficoltà posturale.
Questo confine evita di attribuire alla motorizzazione un compito che non svolge. Nelle funzioni di Sollevita per il riposo e i cambi di posizione puoi osservare che cosa si muove e collegarlo all’episodio registrato, senza scegliere sulla base del numero di funzioni. [4]
Organizzare le pause senza trasformarle in un orario rigido
AISM richiama l’utilità di riconoscere i segnali di affaticamento, distribuire le attività e alternare impegno e riposo prima di esaurire le energie. [1] Questo principio non significa prescrivere la stessa pausa a tutte le persone o imporre un numero fisso di minuti in poltrona.
Dopo qualche giorno, confronta episodi simili. Forse preparare il pranzo e sistemare subito la stanza lascia poco margine per una conversazione; forse è soprattutto il continuo passaggio tra superfici a richiedere aiuto. Il diario serve a formulare una domanda precisa al professionista: «quale parte possiamo organizzare diversamente?».
Puoi segnare ciò che desideri conservare, delegare o distribuire. Una telefonata importante non deve sparire automaticamente perché richiede energia. Al contrario, piccoli preparativi poco significativi potrebbero essere semplificati per lasciare spazio all’attività scelta dalla persona.
Evitare sforzi inutili non significa rinunciare al movimento appropriato. L’attività e la riabilitazione vanno mantenute secondo il progetto individuale. AISM sottolinea che obiettivi e interventi si costruiscono insieme alla persona e devono essere adattati quando cambiano i bisogni. [5]
Reclinazione, basculamento e letto 180°: scegli la pausa che ti serve
Per una pausa breve può bastare una variazione dello schienale o dell’appoggio delle gambe. Non occorre raggiungere la massima reclinazione soltanto perché è disponibile. Il diario può distinguere “ho cambiato appoggio” da “volevo distendermi”: sono richieste diverse.
Il tilt-in-space (basculamento) inclina insieme seduta e schienale. La reclinazione modifica invece l’angolo dello schienale rispetto alla seduta. La Zero Gravity combina più regolazioni per una posizione con gambe e bacino elevati; il letto 180° permette una configurazione distesa. Sono possibilità di comfort, non trattamenti della fatica o della spasticità. [4]
Sollevita integra da 5 a 8 motori indipendenti, in base alla portata. Le regolazioni permettono di scegliere una posizione adatta alla pausa e tornare alla seduta quando necessario. La sequenza dei comandi va appresa sulla configurazione consegnata, rispettando le indicazioni della persona. [4]
Se una posizione richiede continui aggiustamenti o non è tollerata, non insistere per raggiungerla. Riporta l’osservazione e confrontala con chi segue la persona. Una pausa nella poltrona non sostituisce il letto, i sostegni specialistici o le indicazioni già presenti quando sono necessari.
Misure e telecomando: due controlli da non lasciare per ultimi
Le sedute Sollevita sono disponibili in larghezza 52 o 63 cm, con tre profondità. La profondità va collegata alla lunghezza delle cosce e agli appoggi, non dedotta soltanto dalla statura. Schienale alto, Push Head e allungo poggiapiedi completano le possibilità di sostegno; la seduta a triplo strato unisce base molleggiata, molle insacchettate e strato superiore di comfort. [4]
Nell’osservazione pratica chiediti: la schiena trova appoggio? I piedi hanno il sostegno previsto nella posizione utilizzata? Il comando resta raggiungibile dopo la reclinazione? Sono domande più utili di “la poltrona è abbastanza morbida?”.
Una regolazione disponibile ma difficile da usare può richiedere assistenza ogni volta. Verifica il comando con la mano abitualmente utilizzata, senza chiedere prove prolungate quando la persona è già affaticata. Se l’uso diventa difficile, va considerato nel progetto, non interpretato come mancanza di volontà.
AISM raccomanda di valutare un ausilio insieme alle capacità, alle aspettative, all’ambiente e alle persone coinvolte; anche apprendimento e verifiche successive fanno parte della scelta. [3] Questo è il motivo per cui il diario deve registrare sia ciò che la persona riesce a fare sia l’aiuto che desidera o richiede.
Come leggere il diario senza attribuire ogni cambiamento alla poltrona
Immagina questo esempio illustrativo: in una giornata la persona deve chiedere tre volte di sistemare gli appoggi prima della lettura; in un’altra trova il telecomando vicino e regola da sé lo schienale. Il dato utile è la diversa organizzazione di quel gesto. Non dimostra che la poltrona abbia ridotto la fatica della malattia.
Allo stesso modo, una giornata più facile può coincidere con un diverso programma di attività. Non confrontare due giornate come se fossero una sperimentazione clinica. Cerca piuttosto ripetizioni: il comando è spesso fuori portata? Il trasferimento per ogni pausa è davvero necessario? La posizione desiderata viene raggiunta oppure richiede adattamenti continui?
Alla fine della settimana scrivi tre conclusioni: l’attività da preservare, il passaggio più impegnativo e il dubbio da affrontare. È sufficiente per passare da una richiesta generica a una conversazione concreta, senza trasformare la persona in un insieme di misurazioni.
Quando il diario aiuta e quando non bisogna aspettare
La scheda è utile per descrivere una routine, preparare la consulenza o verificare l’uso di un ausilio già scelto. Non serve aspettare sette giorni quando la fatica cambia nettamente, compare un sintomo nuovo o una difficoltà richiede valutazione sanitaria. La fatica può avere anche fattori associati, come sonno, infezioni o farmaci, che non si chiariscono regolando una poltrona. [1]
Non aspettare nemmeno che la scheda sia completa per chiedere supporto su un comando poco accessibile o un appoggio inadatto. Puoi portare osservazioni parziali. Il professionista sanitario valuta il sintomo e il piano personale; il Team Sollevita chiarisce funzioni, misure e possibilità tecniche del prodotto.
Gli errori da evitare sono pochi ma importanti: usare la pausa come premio dopo essersi esauriti, attribuire ogni difficoltà alla stessa causa, scegliere la seduta soltanto dalla larghezza e considerare una posizione di relax come una terapia. Il diario serve ad aprire domande, non a chiuderle con spiegazioni automatiche.
FAQ
Domande frequenti
Come può aiutare un diario su Sclerosi Multipla e fatica?
Può rendere più preciso il racconto di attività, pause e aiuto necessario. La scheda proposta osserva soprattutto i cambi di posizione: non assegna una diagnosi, non misura la gravità della malattia e non sostituisce i questionari utilizzati dai professionisti.
Devo compilare tutte le righe per sette giorni consecutivi?
No. Sette giorni sono una finestra organizzativa proposta, non un requisito medico. Pochi episodi descritti bene sono già utili. Puoi usare note vocali o farti aiutare, senza trasformare la compilazione in un altro compito faticoso.
Una poltrona elettrica può eliminare la fatica?
No. Può svolgere alcuni movimenti meccanici necessari per cambiare appoggio o inclinazione. Il possibile vantaggio riguarda quei gesti concreti, non la cura della fatica della Sclerosi Multipla. La gestione del sintomo rimane individuale. [1, 4]
Devo usare sempre Zero Gravity durante le pause?
No. Può bastare una posizione intermedia; altre volte la persona preferisce distendersi. La scelta dipende da comfort, appoggi e indicazioni individuali. La disponibilità di una funzione non è una prescrizione a utilizzarla.
Il letto 180° può essere utile anche a chi cammina?
Sì, quando permette una pausa distesa nella postazione abituale e la persona ne gestisce l’uso in modo appropriato. Non deve diventare un motivo per ridurre il movimento indicato né sostituire automaticamente il letto.
Che cosa porto alla consulenza dopo il diario?
Porta le tre osservazioni principali, altezza e peso, misure della seduta attuale se disponibili e informazioni su ausili e aiuto abituale. Per la parte tecnica sono utili anche foto degli spazi e indicazioni sulla mano con cui vengono usati i comandi.
Fonti di riferimento
[1] AISM, Sintomi della sclerosi multipla: la fatica. Caratteristiche del sintomo, variabilità e gestione individuale. Apri la fonte
[2] AISM, Che fatica!, pp. 4–5. Diario e organizzazione delle energie; la scheda dell’articolo è un’elaborazione distinta. Apri la fonte
[3] AISM, Sclerosi multipla. Gli ausili. Valutazione di persona, ambiente, utilizzo e verifiche nel tempo. Apri la fonte
[4] Sollevita, poltrona alzapersona assistenziale: movimenti, misure e costruzione. Apri la fonte
[5] AISM, Il progetto riabilitativo individuale. Obiettivi condivisi e adattamento degli interventi. Apri la fonte
Porta alla consulenza la tua settimana, non una giornata ideale
Nella pagina Sollevita per le esigenze legate alla Sclerosi Multipla trovi il quadro generale del prodotto in questa situazione. Usa il diario per scegliere con il Team Sollevita quali cambi di posizione e quali appoggi verificare, mantenendo al centro le attività che desideri continuare a fare.




